SurfNews 78

PIÙ A FONDO

di NIk Zanella

Una massima confuciana consiglia di «raggiungere ciò che non si conosce attraverso ciò che si conosce», ed è questo spirito “curioso” che motiva il lavoro della redazione, sia sul campo che durante le incombenze più noiose come la deadline di fine anno e il recente trasloco dell’ufficio. Il range culurale di un surf-magazine può sembrare molto stretto a prima vista. Specialmente se siete affezionati alle riviste teen-oriented distribuite nelle edicole italiane.

Ma se avete tenuto in mano una copia di Surfer’s Journal, di Surfer o di qualche magazine “serio”, saprete che esiste un’altra via. Anche se, per loro stessa ammissione, i surfisti sono persone monomaniache, capaci di interessarsi ad un articolo solo se parla di ciò che li riguarda, onde e “curiosità” camminano di pari passo. La libertà editoriale concessa a noi surf-editor (e di conseguenza a voi lettori) è praticamente infinita.

Pensate ad altri sport “da tavola” a partire dallo snow, dallo skate o dal windsurf. Nessuno di loro può vantare duemila anni di cultura documentata, di cui cento passati sotto i riflettori di pubblicazioni come l’Enciclopedia Britannica o il National Geographic che ha dedicato più pagine al surf che a qualsiasi altro sport.

Dentro il disomogeneo calderone dei surf-magazine possono rientrare reportage estremi (come quello in Algeria che vedete in cover), saggi di meteorologia (vedi Domande alla Fonte a pag 38), interviste a professionisti (vedi quella a Tim Boal a pag 66) e digressioni su tutte le civiltà “bagnate”, in un modo o nell’altro, da qualche onda (vedi Sulle Acque a pag 24).

Non che un surf magazine possa cambiare il mondo o rivelare verità ultime, ma può spingerci “più a fondo”… e non solo nei tubi.

Buon anno dalla redazione




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