
Il surf vive di un piacevole controsenso. Una convergenza parallela, come l’avrebbero chiamata i politici degli anni ‘70. Da una parte la protezione di quello che si ha, il proprio home spot, la propria routine, noiosa ma sostenibile. Dall’altra la ricerca del nuovo e del diverso. Sono queste due anime del surf a generare il “sacro caos”, fonte ultima della creatività e plasticità dello He Enalu.
La capacità di adattamento di questo “sport” del resto é esemplare. Il passaggio dalla cultura polinesiana a quella “bianca” ha implicato una ridiscussione totale del suo ruolo, sfumato in meno di un secolo da epicentro dell’élite “reazionaria” hawaiana a valvola di sfogo per la claustrofobica società capitalista. Cosa succederà al surf nel suo terzo grande “balzo in avanti”? A contatto con realtà sociali radicalmente diverse? E, di contro, come si rapportano i surfisti nostrani a questa continua evoluzione?
Questo numero nasce da questi interrogativi. Da una parte abbiamo interviste, racconti di inizi, di evoluzioni, di viaggi, di ricerca tecnica e, soprattutto, di ritorni. Dall’altra abbiamo il lato B dello sport. Quello teso verso l’altrove, la ricerca, il superamento dei luoghi comuni, siano idee, posti o assunti meteorologici.
I due articoli che meglio riassumono questa dicotomia sono Five Star Ferals (di Cataldi/Callahan a pagina 12) e Getting Dr.ank, la lunga intervista a Marco Rizzo, shaper italiano con tanti link oltreoceano. Il primo parla di un viaggio estremo nel “lato B” dell’Indonesia, una ricerca premiata da onde world-class. Il secondo dà voce alla “serie A” del surf italiano, quella fatta di competenza, cultura surfistica e modestia. Dando voce ad entrambi abbiamo voluto abbracciare (almeno simbolicamente) i due estremi dello sport.
Speriamo che all’interno di questi due estremi trovi posto anche la vostra realtà quotidiana.